LA DESTINAZIONE SIAMO NOI


Quando ho saputo di questa data ho pensato subito di partecipare, in quanto sarei stata a Roma per una visita, mi sarebbe bastato organizzarmi con le super fan romane e così ho fatto.
Tutto organizzato nei dettagli, ma avete presente quelle giornate che iniziano storte dal suono della sveglia? Ecco il 13 Aprile per me è stata una di quelle giornate: abbiamo fatto 3 volte il giro dell'aeroporto perché non riuscivamo a trovare il parcheggio, nonostante con mia madre siamo abituate ormai a viaggiare, sembrava una scena “fantozziana”; atterriamo a Roma e perdiamo la prima navetta, quindi tardiamo sulla tabella di marcia e non possiamo andare a fare il check-in al B&B altrimenti saremo arrivate tardi alla visita; indovinate un po'? Il professore è in ritardo mostruoso con gli appuntamenti e mi visita ben 2 ore dopo il previsto. Cerchiamo di non perderci d’animo e andiamo di corsa al B&B a posare le valigie,(non vi sto neanche a dire le difficoltà nel trovare un posto dove dormire) ma la nuvoletta di Fantozzi” è sempre in agguato! Infatti nonostante il navigatore attivo ci perdiamo , avviso le mie amiche che facciamo tardi e “come ciliegina sulla torta” inizia a piovere, non riusciamo a trovare nemmeno un taxi che ci porti in tempi rapidi al punto di partenza del “Cartabus” , cercavo di comunicare ai miei amici di non aspettarci perché non saremo mai riuscite ad arrivare in tempo, ma neanche questa operazione mi riusciva semplice dato che la pioggia bagnava il mio telefono. Dopo alcuni tentativi riesco a mandare una nota vocale dicendo: “andate io non riesco a raggiungervi”. Con mio immenso dispiacere il bus parte senza di me . E' difficile descrivere il mio stato d’animo in quel momento : delusione, rabbia, rassegnazione; d’altronde niente è andato come doveva andare perdere il bus era praticamente scontato, pensavo tra me e me…. Intanto mia madre andava verso la stazione e io ricevevo messaggi nei quali leggevo quanto erano dispiaciti per non averci potuto aspettare….. a quel punto sbotto e urlo a mia madre “ Mi spieghi dove stiamo andando? ci stiamo bagnando torniamo al B&B! Oltre il danno anche la beffa pensavo ….. mi risponde come se fosse la cosa più naturale del mondo:”Stiamo andando in stazione per capire se riusciamo ad arrivare a Castelraimondo in treno” potete immaginare la mia faccia, bocca spalancata completamente incredula …… mi riprendo un attimo e le dico: “ma avremo dovuto prenotare l’assistenza con 24 ore di anticipo” lei dice “ Giò lo so ma facciamo un tentativo, magari questa sarà la prima cosa che ci va bene oggi, male che vada adiamo a dormire un po' visto che siamo in piedi dalle 4.00 e poi ci facciamo un giretto per Roma ….ora stai zitta e lasciami fare! Normalmente quel stai zitta mi avrebbe fatto infuriare ma in quel momento avrei voluto abbracciarla forte in mezzo alla strada e sottovoce ho detto :” Eh chi fiata più!”.
Arriviamo alla Sala Blu (la sala che si occupa della assistenza dei disabili per quanto riguarda la salita e discesa dai treni) ed è mia madre a parlare con l’operatore perché io non riuscivo a connettere tra loro i due neuroni rimasti nel mio cervello .

Mamma inizia dicendo: “Buongiorno noi vorremo fare un tentativo se è possibile bene altrimenti pazienza”;
Operatore: “mi dica signora”;
Mamma: noi dobbiamo arrivare a Camerino precisamente a Castelraimondo stasera;
Operatore: “stasera ha detto ? Avrebbe dovuto prenotare con 72 due ore di anticipo mi sta chiedendo di arrivare in piccolissime stazioni dove gli addetti alle assistenze non sono operativi tutti i giorni come qui a Roma, ma soltanto a chiamata”;
Mamma: “lo sappiamo noi avremo dovuto prendere un bus privato che per una serie di vicissitudini abbiamo perso , la prego faccia un tentativo."
operatore ci presenta una serie di soluzioni ma poi ci dice: “ quella più plausibile mi sembra quella di prendere il treno delle 15. 38 per Fabriano arrivereste in stazione alle 18.00 poi dovreste prendere un taxi per arrivare a Castelraimondo impiegando 35/40 minuti circa , va bene ?
Io e mamma ci guardiamo negli occhi e in quel momento deve aver letto tutto il mio desiderio di essere presente al concerto e dice: “va bene”
L'operatore dice che doveva verificare la fattibilità con la stazione di Fabriano …… da Fabriano danno l’ok e con la mia più totale incredulità mando un messaggio vocale “ sto per prendere un treno fino a Fabriano e poi arriverò al Lanciano forum con un taxi, non arriverò in tempo per il raduno ma per il concerto ci sarò”
Giò ci stai dicendo che ci raggiungi?” .



Ebbene si, vi ho raggiunti ma, ci ho messo un bel po' a realizzare il tutto, tanto che non so se esteriormente si è visto quanto fossi felice di essere arrivata ..ero frastornata!! Ad accogliermi sono state le persone a me più care in un bellissimo abbraccio “ Giò siamo felici che tu sia qui, ce l’hai fatta! Non sai quanto ci sia dispiaciuto non poterti aspettare!” Non importa ragazzi sono qui!



Ho ripetuto a me stessa almeno un centinaio di volte SONO QUI: mentre abbracciavo i miei amici, mentre ritiravo il mio biglietto, ammirando la nuova gigantografia di Marco, anche durante il concerto, soprattutto durante l’intro e mentre Marco cantava “Io ti Riconosco” e “Una foto di me e di te “ sempre un' emozione sentire le nuove canzoni per la prima volta live.

Ho provato una forte emozione fino alle lacrime anche quando ha cantato la mia canzone “Il Cuore Muove “ sono legatissima a questa canzone mi ci ritrovo la canto e ballo per casa ancora oggi, tante volte con le cuffie alle orecchie...hai trascinato via le mie paure, tante volte mi hai ricordato che la vita cambia giro e ritorna quel respiro che solo amando puoi sentire…. È con il tour il Cuore muove che ho fatto le mie prime “trasferte”….. 
E lei la mia mamma lo sa che questa è la mia canzone e se fino a quel momento non seguiva il concerto vicino a me mi si avvicina e mi trova con gli occhi lucidi mi stringe la mano e prova a cantare insieme a me poi mi dice “lo sapevo che ti saresti commossa”. Beh scusatemi ma è proprio il caso di dire che quel giorno il cuore ha mosso mari e monti!

E stato bellissimo ritrovaci tutti insieme uniti e pronti a vivere tutto ciò che ci riserverà questo nuovo tour, uniti nelle cose più semplici e simpatiche, ma anche nelle cose importanti .

Non ti lasceremo mai Marco tranquillo ormai non solo tra noi e te c’è un legame che non si può spiegare ma anche tra noi fan ci sono dei legami indissolubili… noi ci siamo e ci saremo sempre

GIORGIA

Per le foto Marta Porru

Marco Carta sbanca a “Tale e Quale Show”: dona all’Aisla i 30mila euro in palio



Marco Carta sbanca a “Tale e Quale Show”. Il cantante, vincitore di questa edizione, vince anche il torneo speciale con i migliori della scorsa stagione e si porta a casa il titolo di Super Campione. Nonostante una performance deludente nei panni di Steven Tyler (causa febbre), Carta è salito comunque sul gradino più alto del podio grazie al punteggio accumulato nelle ultime puntate e ai voti del pubblico. Secondo posto per Federico Angelucci, altro ex di Amici, mentre la medaglia di bronzo è andata a Filippo Bisciglia, vera rivelazione di questa edizione, che nell’ultima puntata ha imitato magistralmente Vasco Rossi. Il cantante sardo ha destinato i 30mila euro in palio per la vittoria all’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (Aisla).

Tale e  Quale Show chiude il 2017 con un alternarsi di canzoni che sono altrettanti ricordi e pezzi di storia della musica. Quindi tra nostalgia e sorpresa il varietà condotto da Carlo Conti davanti alla giuria composta da Loretta Goggi, Enrico Montesano, Christian De Sica e, per l’occasione, da Giorgio Panariello ha assegnato con 67 punti la vittoria della puntata a Valeria Altobelli grazie ad una toccante Loredana Bertè. Quindi l’alchimia data dalla somma dei punteggi dei giudici, degli stessi concorrenti, ma anche del pubblico, più la somma di tutte le tre puntate finali, hanno decretato il successo di Marco Carta. Una delle prove più convincenti quella nei panni di Riccardo Cocciante, che ha commosso e messo d’accordo tutti.

fonte http://www.secoloditalia.it/2017/12/marco-carta-sbanca-a-tale-e-quale-show-dona-allaisla-i-30mila-euro-in-palio/

E poi ci siamo noi, che non ci siamo mai arresi

27 Maggio 2018, h 14.20, Milano Malpensa


Eccomi qui, di ritorno da un altro viaggio. Sono sul treno verso Milano da Malpensa, con tutta una serie di emozioni drasticamente contrastanti, in cui certamente la malinconia già prevale, e un po’ di tristezza per la consapevolezza che, per la prima volta nella mia vita, passerò i primi mesi estivi lontana da casa, quella vera.

Mai come oggi mi sembra difficile trovare le parole. Mai come oggi mi sembra che qualsiasi cosa io possa dire, non renderà mai, mai, mai giustizia a ciò che stato l’ultimo concerto.

Ieri riflettevo su quanto fortunata sia stata e sia, quest’anno, per essere riuscita a far coincidere miliardi di cose ed essere stata sotto quel palco già 3 volte (4 se consideriamo quello che sarebbe dovuto essere Pula). Fortunata perché amici e parenti mi hanno fatto gli unici regali che davvero desideravo: biglietti aerei per raggiungerti. Un po’ anche incosciente, perché tutto sta coincidendo anche con gli esami estivi, ma nonostante i prossimi due giorni saranno totalmente devastanti e incasinati, ho avuto il coraggio di fare tutto quello che avrei voluto. Quindi ecco, questa volta mi sento di dire un po’ grazie anche a me stessa, per non essermi fatta fermare da mille difficoltà.

Il concerto di Cabras è stato speciale, per tanti motivi. Lo è stato dall’inizio. Lo è stato da quando io e Marta siamo partite, con lei che sparava un “che ansia” più o meno ad ogni km. Lo è stato nel viaggio, con la musica alta e i sorrisi di chi sta tornando in un posto felice. Lo è stato nell’arrivo, nel vedere il cartello stradale che aspettavamo quasi da un mese. Nel vedere il sole e realizzare che, finalmente, questa volta non avremmo dovuto temere la pioggia! Lo è stato nell’arrivare in una piazza bellissima e trovare le persone con cui stiamo condividendo praticamente ogni cosa, ed è stato magico. Perché Valentina non la vedevo da Villacidro, e trovare Gino che riempiva sacchetti del freezer di coriandoli è stato una via di mezzo tra esilarante ed emozionante.

Cabras è stato speciale perché i miei amici mi hanno fatto l’ennesima sorpresa, portando la targa che avrebbero dovuto consegnarti a Pula, e permettendomi così di poterci essere. Di poterti sentire leggere le parole che ho contribuito a creare per te.




È stato divertente, nel suo essere assolutamente fuori di testa. Nella battaglia di coriandoli alle 3 del pomeriggio. Nelle chiacchiere con quelli del service, che ormai sono abituati a vederci arrivare prima di loro. Nella ricerca estenuante dell’ombra. Nelle dirette su Musicando. Nella creazione dei cartelloni con i pennarelli scarichi.

È stata una di quelle cose che non dimenticherò mai. Perché le attese per molti sono noiose e logoranti, per noi sono parte integrante di ciò che sarà dopo.

È stato ritrovare Daniela, ancora una volta, per l’ennesima volta, accanto a me, a prendermi per mano, ad abbracciarmi, a vivere con me.

È stato rubare starlight e ritrovarseli ovunque, per poi rimpiangerlo (più o meno) rivedendoci nei video di Andrea (“DANIELA DAMMI UN AGGANCIO!” “GIULIA CHIUDI IL BRACCIALE A LEI!” “GINO NON ROMPERE LE PALLE!” “MA QUELLO ROSSO ERA MIO!”).

È stata la tua band, che ormai adoriamo quasi quanto adoriamo te (non vogliatemene ragazzi, quasi perché certi livelli probabilmente non li raggiungeremo mai nella vita con nessun altro che non sia Marco).



Sono stati palloncini con i numeri e cartelloni per augurarti buon compleanno (in ritardo), a cui Rossana ha lavorato per giorni.

Credo di aver respirato un’aria particolare, a Cabras. C’era qualcosa di diverso, di tangibile. C’era che il palco e le transenne erano troppo lontane e forse hai passato più tempo sotto il palco piuttosto che sopra. C’era che Ti rincontrerò non mi emozionava così tanto da anni.

C’era questa strana magia che ci ha avvolto per tutto il tempo e che sono certa tutti abbiano percepito. 
C’era Martina, in videochiamata dalla Germania con la maglietta del tour, emozionata come se fosse accanto a noi.
C’eravamo io e Marta, con qualche lacrima di troppo mentre guardavi una targa che contiene una sua foto e parte di una mia frase.
C’eri tu e i tuoi occhi lucidi. Tu e la tua capacità di emozionarti ancora davanti a piccole e grandi cose. C’erano i coriandoli (che qualcuno di noi sta ancora cercando di smaltire).
Ci sono state tante cose che mi porterò dietro dopo questo concerto. Forse più di tutto, oltre la targa e Ti rincontrerò, il “Chi viene da fuori? Da Milano? Ah anche io sono arrivato da Milano” e La Destinazione Siamo Noi, il “ci siamo fatti un culo così” prima de Il Cuore Muove, il “e poi ci siamo noi, che non ci siamo MAI arresi” di Senza Rumore.



E chi non è con noi dall’inizio non può immaginare quanto questo sia vero. Quante difficoltà e ostacoli hai e abbiamo attraversato negli ultimi 10 anni. Quante volte ci siamo sentiti un po’ persi, ma abbiamo sempre finito per ritrovarci.
La consapevolezza che stia per iniziare un nuovo capitolo (“non posso dirvi con chi o con cosa” ci ha fatto quasi saltare in aria, perché sì: non vediamo l’ora!) è incredibile. Ma la certezza che avremo il privilegio di starti ancora accanto, lo è ancora di più.
So per certo che ci fosse qualcosa di diverso in te, l’altro giorno. E io ti auguro solo di avere sempre la forza di svoltare ogni situazione a tuo favore. Di essere in grado, sempre, di trasformare gioie e dolori in carburante per non mollare.
Mi sento fortunata, nel poterti veder crescere. Ma ancora di più, mi sento fortunata nel poter crescere con te.

Si dice che nessun posto sia come casa, ma per me casa sarà sempre ovunque sarai tu. Tu e le persone che amo di più e che ritrovo sempre accanto a me.
E se questi 10 anni mi hanno insegnato qualcosa, è sicuramente che la mia vita non sarebbe potuta essere la stessa, se non avessi avuto te e la tua musica ad accompagnarmi. Dico sempre che so che qualcosa mi sarebbe sempre mancata, e ne ho la conferma ogni singola volta che faccio esperienze che ti coinvolgono.



Grazie, per averci trovato.
Grazie, per esserci trovati nel modo in cui lo abbiamo fatto.
Casuale all'inizio. Una scelta consapevole e convinta poi.

Con orgoglio e fierezza,
Giulia.

L'impossibile che diventa possibile


5 Giugno 2018. 15.30. Sassari

Ho avuto bisogno di qualche giorno in più del solito per riuscire a mettermi davanti al pc e buttare giù due parole. Per tanti motivi (tra cui lavoro e ore di sonno da recuperare), ma sopra ogni cosa sicuramente per l’incapacità, da parte mia, di realizzare che sì, a Pula il 2 Giugno ci sono stata.
La mia relazione con questa data, con questo posto, è stata particolarmente complessa, fin dal principio. Pula doveva essere il mio regalo di compleanno più grande, il 2 Maggio, e invece è stato un viaggio in macchina fino ad Oristano con Marta, un pranzo al ristorante giapponese, una giornata passata davanti al telefono con la speranza di ricevere qualche buona notizia, che alla fine non abbiamo ricevuto.

Io non so, esattamente, cosa sia successo. Non so chi, da lassù, abbia deciso che ci dovessi essere.
Quando è stata annunciata la data del 2 Giugno mi sembrò di ricevere un pugno in faccia, per la consapevolezza che sì, sarei stata in Sardegna, ma no, non sarei stata al concerto. Per il lavoro, che mi avrebbe impegnata 1,2,3 Giugno dalle 8 alle 22, e per il mio senso di responsabilità, che non mi avrebbe permesso di fare richieste che sapevo sarebbe state inaccettabili.

Ho trascorso l’ultimo mese tra la felicità e la tristezza. Felicità, perché comunque poter essere a Cabras mi sembrava già un regalo incredibile e senza prezzo, tristezza, perché sapevo che perdendomi Pula mi sarei persa qualcosa di gigante.

Io sinceramente non lo so dove abbia trovato il coraggio di chiedere di poter fuggire via alle 7, Sabato. Chi mi conosce bene sa quanto rispetto abbia per chiunque mi proponga un lavoro e per il lavoro in sé, quindi ecco..davvero non so come abbia fatto. So solo che quando alle 18.40 mi hanno guardato negli occhi e mi hanno detto “vai e divertiti”, qualunque altra cosa ha perso senso.

Non ricordo neanche come abbiamo fatto a raggiungere Oristano in poco più di un’ora, ricordo solo i messaggi di Marta, Martina, Gino e Valentina, e la chiamata di Dani che mi diceva “sì però vai piano”, pur sapendo che tanto non sarebbe successo.

Ricordo solo il momento in cui sono salita in macchina di Marta, ci siamo guardate e siamo scoppiato a ridere, perché entrambe lì, quel giorno, a fare quella strada, non ci dovevamo essere. E invece lo stavamo facendo davvero.

Se c’è, però, qualcosa che non dimenticherò mai è la sensazione di pienezza che ho provato nell’arrivare in una piazza già colma di gente, ritrovare i nostri posti (perché sì, quelli sono i nostri posti ormai), grazie a persone che non hanno neanche il bisogno di essere nominate, e le stesse persone di sempre. Anzi, molto di più, perché Simona e Valeria lì accanto hanno senza dubbio aggiunto ancora più valore ad una giornata già di per sé pienissima.

La sensazione di essere tornata, ancora una volta, a casa.
La consapevolezza però, che questa volta, sia stato qualcosa di enormemente più grande di me. Di quanto mai avrei potuto anche solo immaginare.
I sorrisi di tutte le persone stupite forse quanto me di vedermi lì, ma allo stesso tempo tutti i “lo sapevo che ce l’avresti fatta” mi hanno fatto stringere il cuore.
E vi ringrazio, per tutti gli abbracci sinceri e i sorrisi a mille denti.
Oggi so di poter dire con certezza che se mi fossi persa questa data, mi sarebbe mancato qualcosa.

Marta Porru Photographer
Non so cosa sia stato. Se il fatto di essere vicinissimo a casa, se il fatto di avere gran parte della sua famiglia lì davanti, se il fatto che davanti a lui ci fossero anche tutti quei ragazzi che ormai conosce per nome e che hanno senza dubbio reso la serata ancora più speciale.
So solo che è stato immenso.

So solo che ogni data sembra migliore di quella precedente e questo ha in sé già qualcosa di indescrivibile, perchè ad oggi non so mai cosa aspettarmi per la data successiva.
Perché davvero, come si fa a battere questo concerto? Io non riesco sinceramente neanche ad immaginarlo.

So solo che quest’anno c’è un’aria infinitamente speciale.
So solo che quest’anno Marco ha qualcosa in più. Nella voce e nei sorrisi. Nelle emozioni che traspaiono dai suoi occhi. Nell’incredulità di ogni volta in cui si rende conto che tutta quella gente è davvero lì per lui. Nella semplicità con cui scende dal palco per abbracciare qualcuno, sorridere, toccarci la mano. Quella cosa che qualcuno chiama incoscienza ma che per noi è quasi normalità. Una normalità dettata dal fatto che Marco ormai ci conosce talmente bene e si fida di noi talmente tanto, da sapere con certezza che non faremmo mai niente per ferirlo o infastidirlo, pur avendolo a mezzo metro di distanza.

Ho visto grandi artisti ringraziare i propri fan ma tenere sempre una distanza di sicurezza quasi imbarazzante.

E poi vedo Marco, che ormai sembra non trovare più parole per ringraziarci e allora ci stringe le mani per davvero. Ed è in questi momenti, nei momenti in cui mi rendo conto che non trova le parole, che vorrei che invece sapesse che se c’è qualcuno che deve ringraziare, quel qualcuno siamo sempre e solo noi.
Ma forse l’ironia sta anche qui, nella consapevolezza che anche in questo siamo così simili. Così alla ricerca di nuove parole e modi per ringraziarci a vicenda. Tali e quali, come dici tu, anche in questo.
Tali e quali anche nelle piccole/grandi pazzie di ogni volta. Nella battaglia di coriandoli che facciamo perché ci diverte ma anche perché sappiamo che renderà te felice.
Nella consapevolezza, reciproca, che ormai ogni concerto non è mai solo un concerto ma una festa, ogni volta sempre più grande.

Da questo concerto mi sono portata a casa risate da mal di pancia.
Da “Marco ti amo” “ADRIANA?”
A “Marco la sciarpa”
A “Bella la signora con la corona e il cartello Proprietà privata, molto particolare” “Veramente sono un uomo”
A “Le canzoni le devo ascoltare per forza perché altrimenti non mi ricordo le parole”
A “Testimoni..di Geova” “Di Genova”.

Ma mi porto a casa anche una felicità talmente grande da non aver saputo come trattenere le lacrime. Perché Finiremo per volerci bene, dopo una giornata del genere, dopo la corsa contro il tempo e contro il mondo, mi ha fatto davvero realizzare di essere arrivata sotto quel palco, anche quando sembrava impossibile. Perché gli abbracci con Michela e Francesca non li dimenticherò mai. Perché Ti ricontrerò dedicata “ad una persona che non vedo ma so per certo sia in prima fila” mi ha fatto esplodere il cuore, come ogni volta ma forse questa volta un po’ di più.

Marta Porru Photographer
Ho pensato che aspettare qualche giorno prima di mettermi a scrivere mi avrebbe aiutata. Ora penso che niente al mondo potrebbe realmente aiutarmi a realizzare di cosa sono stata protagonista.
Seduta sul divano di Marta, mentre lei modifica e pubblica le foto, mi rendo conto che ci sono stati troppi dettagli, a volte piccoli, ma sempre fondamentali, che hanno contribuito a rendere ogni cosa assolutamente perfetta.

Vorrei che i detrattori di Marco facessero un giro durante questo tour, perché so che cambierebbero idea.
Vorrei che tutti quelli che lo hanno sempre accusato di tirarsela, restassero fino alla fine per vedere la spontaneità con cui puntualmente scende dal palco per scattare foto e firmare autografi (e a Pula lo ha fatto per circa 1 ora).
Vorrei che chi non capisce il legame che ci unisce potesse, per un giorno, vivere un concerto con i miei e nostri occhi. Perché so che se potessero farlo, si renderebbero conto dell’immensità che noi abbiamo la fortuna di vivere ogni giorno.

Mi capita spesso, durante le interviste, di sentire “Marco Carta, che è rimasto sempre lo stesso”. E io vorrei poter dire che no, non è vero.

Marco Carta non è affatto rimasto lo stesso.
Marco Carta è tutta un’altra persona.
Marco Carta è più consapevole.
Marco Carta si è liberato di pesi immensi.
Marco Carta si è alleggerito il cuore e ha imparato ad amare senza restrizioni.
Marco Carta ha imparato non solo a conoscere il prossimo, ma soprattutto a conoscere sé stesso e ad apprezzarsi.
Marco Carta ha imparato a non avere più paura di sé e delle sue possibilità.
Marco Carta ha imparato ad apprezzarsi.
Marco Carta ha imparato a dire no, a voce alta quando serve.

Ma ciò in cui è, invece, sempre rimasto lo stesso, è il modo in cui si approccia al successo. Con la stessa aria incredula. Con gli stessi occhi infinitamente grati, ma oggi più consapevoli. Con gli stessi sorrisi sinceri, ma oggi più profondi.

Ricorderò sempre Pula come il giorno in cui l’impossibile è diventato possibile. Come il giorno in cui, mentre Marco cantava La destinazione siamo noi, io e Marta non abbiamo potuto fare a meno di guardarci e sorridere, perché sì: il 2 Giugno la destinazione siamo state noi.

La ricorderò come la notte in cui ho dormito 2 ore e mezza, per poi rimettermi in macchina alle 6.30 del mattino per essere di nuovo a lavoro alle 8, ma nonostante tutto felice.

Ricorderò il 2 giugno come il giorno in cui ho festeggiato il mio compleanno e, anche se con un mese di ritardo, è stato assolutamente perfetto.

Lo ricorderò come uno dei giorni più felici di cui abbia il ricordo. Il giorno in cui sarei potuta essere infinitamente triste e invece ho avuto il cuore e gli occhi pieni.

Lo ricorderò come un giorno in cui, ancora una volta, sono rimasta a bocca aperta.

E lo ricorderò anche come il momento in cui, quando il concerto è finito, ho detto “non vedo l’ora che sia il 7 luglio”.

E non vedo l’ora che anche Martina possa essere in mezzo a noi e poi assistere dal vivo a questo spettacolo.

Domani torno a Milano, con un po’ di tristezza ma anche tantissima felicità e gratitudine.

Marta Porru Photographer

Sabato notte hai scritto:

"Vi sarò debitore per sempre.
Non servono e non esistono altre parole.
Ho gli occhi lucidi almeno quanto la mia mente nello scrivere queste due righe."


Oggi, io ti scrivo questo:

"Qualsiasi parola in più, oggi, sarebbe superflua.
Qualsiasi grazie inutile.
Sono fiera di te, di noi, di ciò che sei e siamo.
Sono ancora più fiera ed emozionata per tutto ciò che il futuro ci regalerà.
Consapevole che, anche se non vorrà regalarci niente, noi ce lo andremo a prendere.
Con la stessa forza di sempre, ma più agguerriti che mai"

Il meglio sta arrivando anche per me !

Anche io, come  Marta e Giulia  non sarei dovuta essere a Pula e invece ci sono stata!
Ho prima prenotato il pullman organizzato da Daniela  poi l'ho disdetto , perché avevamo organizzato una doppia festa di Cresima per mio nipote Matteo a casa mia per dei  parenti che non sono potuti venire la settimana prima, mi sembrava brutto mancare. Devo dire che quando Daniela mi ha comunicato, solo qualche ora più tardi, che qualcuno avrebbe preso il mio posto, mi si è stretto un pochino il cuore ma, mi ripetevo "tanto lo rivedrai presto il 7 luglio ed il 15 agosto, non fare così questo sarà un lungo tour! ( vi piaccio quando quando cerco di autoconvincermi che perdermi una data non e poi cosi grave? ).

Nel frattempo   prendo il coraggio a quattro mani e decido di seguire il parere dello specialista che mi consiglia un' operazione   all'occhio destro (non so quando, ma toccherà anche a quello sinistro, ma pensiamo una cosa alla volta), quindi chiamo la clinica per fissare la data dell'intervento che sarà il 4 luglio. Mi viene il panico perché è tra pochissimo. Fortunatamente sono una ragazza estremamente razionale  è subito mi dico " Giorgia coraggio è da fare! Hai avuto subito l'impressione, dopo tanti buchi nell'acqua, di aver trovato lo specialista che ti può risolvere la situazione, quindi ora fai un respiro profondo e pensa a cosa c'è da fare su su!
Dopo essermi rilassata un attimo inizio ad avvisare parenti e amici che che mi avrebbero operato a breve. Quando lo dico a zia Greca  mi dice "ma allora domani vieni? Scusa eh il 7 non potrai esserci il 15 non lo sappiamo, domani vieni!." Avreste dovuto vedere la mia faccia:  panico totale!  Rispondo che avrei parlato con mio nipote e mia sorella e le avrei fatto sapere.... la sua riposta? tu  domani sei a Pula con me vedrai ! Altro piccolo momento di panico.... "Ma zia il mio posto è già stato occupato!"
"Tu parla prima con tua sorella poi chiama Dany che mi sembra abbia preso il pullman più grande e qualche posto ci sia ancora e se  non c'è troviamo una soluzione" tranquilla non rimani a casa !
Chiedo a mio nipote se gli dispiace che io manchi a questa festicciola e lui mi risponde "No zia vai tranquilla non c'è nessun problema poi quando torni dell'intervento ci facciamo una cena a base di sushi solo noi"
Contatto Daniela, il posto c'è ! Mi metto d'accordo con Letizia, mia vicina di casa, per andare insieme ad Assemini dove ci aspetta il Cartabus e via liberaaaa! Aveva ragione zia Greca ci vado sul serio!


Ci sono tante piccole grandi cose che mi porterò nel cuore da questo concerto:
Innanzitutto una gioia inaspettata di esserci e poi ...
Mario che mi abbraccia e mi chiama "la mia Pisita" e insieme a Sandro mi portano su e giù dal pullman (Santi uomini);
l'abbraccio con Valeria i suoi occhietti felici mentre mi dice "Pensavo non ci fossi che bello!" La nostra chiacchierata durante il viaggio, lei che mi rassicura riguardo l'intervento e la nostra perenne voglia di sushi;
l'abbraccio con Saim che mi saluta dicendo "Ma ciao Pisitaaaaa" con il suo spledido sorriso;
l'autista che ci fa scendere 2 km prima della piazza forse di piú e noi che chiediamo informazioni a chiunque passi perché non sappiamo dove andare con tanto di borse, borsette e giacche da portarci dietro  tra risate isteriche, i "ma dove cacchio dobbiamo andare?!", i " ci facciamo rendere i soldi della metà della corsa e " dammi quella borsa che te la porto io "
Il #WorldPapeper non lo ferma niente e nessuno!

MA SOPRATTUTTO MI PORTERÒ NEL CUORE TE MARCO:
La tua gioia nel vederci ancora tutti li per te e volerci fotografare per avere un ricordo della serata;
le tue battute, qualcuno dal pubblico che ti "da corda" (credo di conoscere bene) e la tua risata;
te che non ti scordi neanche di chi non ha potuto essere presente e "costringi" Carlotta a fare qualche diretta;


te che  non riesci a stare troppo lontano da noi e salti da una cassa all'altra per avvicinarti il più possibile alla transenna;
te che  oltrepassi più volte  la transenna per avere un contatto diretto con il tuo amato #WorldPaper;
te che ti avvicini a noi disabili e mi stringi inaspettatamente la mano mentre canto a squarciagola Il Cuore Muove;


tu che ti avvicini una seconda volta a noi e ti siedi sulle gambe di Michela e canti insieme a lei un pezzetto di Finiremo per volerci bene, ti avvicini ad un altra ragazza e scattano un tenerissimo abbraccio e bacino a stampo.





































Conserverò nel mio cuore tutti questi tuoi piccoli ma significativi gesti , la purezza e la spontaneità con i  quali sono stati compiuti "perché è senza le armature che si va lontano"'
Ma è il discorso che tu hai fatto per introdurre Il Meglio Sta Arrivando che voglio custodire in paticolar modo nel mio cuore, lo stupore che ho provate nel sentir scendere sul mio viso delle lacrime, perché sono tra quelle persone che crede fortemente che il  meglio sta arrivando anche per me stessa! Sono tra quelle persone a cui questa canzone ha fatto bene e farà bene!
Alla prossima spero che sia il 15 agosto e mi auguro di vedervi tutti un po' meglio !

GIORGIA

Foto Marta Porru e video Andrea Rokyblade

Come quello che è per sempre

29 Agosto 2018. 22.28. Sassari

Ho provato, da quando sono rientrata dalla Sicilia, diverse volte a mettermi al pc, davanti al mio solito foglio bianco, per scrivere il mio solito resoconto post-concerto, ma questo tentativo, fino ad oggi, è sempre fallito. Questo credo sia successo per diversi motivi. In parte sicuramente per la necessità di recuperare ore di sonno, considerato che il viaggio ha coinciso con l’inizio delle mie vacanze (che dureranno molto poco) estive (aver dormito quasi 12 ore su un materassino in nave ho deciso che non varrà come riposo ufficiale, tanto per farvelo sapere). Ma credo che la ragione più grande sia stato il malumore che mi ha colpito al rientro, in seguito ad alcuni fatti abbastanza spiacevoli.

Ma ho deciso che non starò qui a parlarne. Ho deciso, voglio, che questo resoconto sia tutto e unicamente positivo. Ho deciso e voglio ricordare questo viaggio, questo concerto, unicamente per il buono e il bello che mi ha portato. Così, sono andata a vedere un po’ di foto scattate da Marta, un po’ di dirette qua e là, e dopo che ieri ho passato circa mezz’ora a tediare mia madre con tutti i dettagli del concerto, sentivo davvero di aver ritrovato il mood giusto. Beh, in realtà così non è stato. A quanto pare avevo bisogno della cosa più semplice del mondo: sedermi con Marta e ricordare tutti i minimi dettagli, quelli divertenti e quelli meno, davanti ad un bel piatto di pasta e mentre lei rischiava di sputarmi il melone in faccia.

Ricordo ancora benissimo il giorno in cui uscì la data in Sicilia. Non ricordo il giorno esatto, ma ricordo perfettamente l’assurdità del momento. Ricordo di come, esattamente il giorno prima, mi fossero capitate davanti alcune foto di paesaggi siciliani e avessi pensato che sarebbe stato bello visitarli. E ricordo benissimo di aver ricevuto, esattamente 2 secondi dopo l’annuncio della data, un messaggio di Marta “Giulia. Voglio andare in Sicilia”. In un altro momento, in un altro contesto, e per un’altra persona, avrei pensato che si trattasse di una coincidenza, di un caso pazzesco. Ma ho imparato, negli anni, che quando si tratta di Marco, il caso non c’entra assolutamente niente. Per questo motivo non è stato poi così difficile dire “Andiamo. Facciamolo”. E non è stato difficile neanche trovare il modo per farlo. Non è stato difficile dire alla mia famiglia “Io lavoro, ma il 21 vado in vacanza”. Non è stato sicuramente difficile metterci in macchina il 21 sera per arrivare a Cagliari. Ed è stato tutt’altro che difficile ritrovare, quella sera stessa, i sorrisi e gli abbracci delle persone che questo tour (e non solo) l’hanno vissuto con noi. Dall’inizio alla fine. E, onestamente, non è stato difficile neanche credere che Gino avesse deciso di fare il biglietto della nave meno di 12 ore prima della partenza, accettando di dormire per 4 notti su un materassino gonfiabile (comprato prima di fare il biglietto della nave ma ehi, se facesse le cose normalmente non sarebbe lui, giusto?!).

Sembra quasi surreale realizzare che questo tour l’abbiamo davvero aperto e chiuso insieme, da Policoro (non riesco più a scriverlo giusto, grazie mille) a Roccamena, passando per Galtellì, per Pula (sia “Pula non Pula” che “Pula Pula”), Cabras e Ussana. Noi c’eravamo sempre, ed è una consapevolezza che mi fa sorridere. Sapere di aver condiviso tutte queste cose, tutte queste emozioni pazzesche con queste persone che amo infinitamente. Sapere di averle, in qualche modo, trovate e ritrovate.

Ed è ancora più bella la sensazione che ho, dopo questo viaggio. Quella di essere ancora più vicina e legata a tutti loro, perché nonostante il fatto che ci conosciamo da 10 anni, mai come quest’anno abbiamo davvero condiviso qualcosa di così forte, insieme.


Vorrei dirvi che siamo stati dei turisti esemplari, che abbiamo progettato un itinerario che è stato poi seguito alla lettera. Vorrei dirvi che abbiamo visitato tutti i monumenti possibili e immaginabili e che abbiamo mangiato leggero così da essere sempre carichi. Ma ecco, sarebbe decisamente una bugia! A nostra discolpa, però, devo dire che:
1.       È piovuto tutti.i.dannatissimi.giorni. Dovrei considerare una coincidenza il fatto che sia successo proprio mentre io stavo in ferie? IO NON CREDO
2.       Si pagava. TUTTO. E con tutto intendo proprio TUTTO, Chiese, Cupole, Giardini. Così, nonostante la passione (da noi solo recentemente scoperta) di Daniela per le Chiese, abbiamo dovuto accontentarci di vederne solo qualcuna (per Gino sono state comunque troppe) e ad ogni suo “guardate ragazzi, una chiesa”, noi ci salvavamo con “vabbè ma tanto si paga. Oppure è chiusa”
3.       Il cibo è buono. C’è poco da girarci intorno, fritto o non fritto, dolce o salato, il cibo era semplicemente troppo buono per poter essere abbandonato. Certo, qualcuno di noi ha esagerato più di altri ma ecco, questa volta eviterò di fare i nomi.

Insomma, esattamente come ogni altra cosa che ci accomuna, questo viaggio è stato tutt’altro che ordinario. Abbiamo scoperto una nuova parola in codice (PIT), ho realizzato che dico “ma chi?” alla Valeria Marini più volte di quante vorrei e ultimo, ma certamente non per importanza, abbiamo tutti capito che il telefono di Dani è scarico e non prende più o meno per il 90% del tempo.

Ma la vera avventura non sono state le 24 ore di nave, tra andata e ritorno. Non è stata neanche la corsa con valigie a carico verso il porto rischiando di rimanere bloccati un’altra settimana a Palermo. La vera avventura è stata, senza dubbio, il tragitto verso Roccamena. Tra il fango, un “rallenta” di Daniela, i fossi, un “rallenta” di Daniela, le salite, un “qui ci ammazzano” di Gino, i cartelli improbabili e tutti noi che “oddio Marco deve fare questa strada”, il tratto dalla fine della “autostrada” fino al paese è durato più di tutto il resto del viaggio. Ma ehi, ce l’abbiamo fatta!

Mi piacerebbe anche dire che il primo approccio col paese sia stato positivo, ma anche in questo caso: perché mentire? È stato, però, bello ricredersi. È stato bello arrivare in un posto che sembrava tutto eccetto che accogliente, e trovare invece persone che ci hanno, letteralmente, aperto le porte di case e Chiese (giuro che a Roccamena erano aperte!). E’ stato bello trovare quel genere di accoglienza che avremmo potuto trovare anche in Sardegna e, per questo, sentirci un po’ meno lontani da casa. È stato quasi emozionante trovare un barista che ha deciso di offrirci un caffè, perché “sono stato 3 anni a La Maddalena, ne sono innamorato e mi manca”. E’ stato sicuramente un colpo di fortuna trovare qualcuno che ci desse riparo in oratorio mentre venivamo assaliti (io e Gino letteralmente) dalla pioggia (pensavamo davvero di poter finire il tour col sole?!).

È stato bello, tra le altre cose, notare i sorrisi delle persone incredule all’idea che potessimo venire da tanto lontano, o che potessimo essere lì da tanto presto. I sorrisi maturi di chi forse non è mai andato molto oltre casa propria, e ci ha guardato con quel misto di ammirazione e incredulità. Così, per questo, mi sento di dire grazie a Marco. Per avermi insegnato ad essere coraggiosa, ad uscire dalla mia zona di comfort più volte di quante ricordi. Per avermi spinto (senza fatica alcuna) a fare programmi all’ultimo secondo, a fare armi e bagagli e partire e chi se ne importa dove o quando, l’importante è andare. Perché so, che una volta cresciuta, una volta che le responsabilità saranno tante, una volta che avrò l’età di quelle persone, potrò guardarmi indietro con malinconia ma mai con rammarico o rimpianto. Perché saprò di aver sempre seguito il cuore e lo stomaco.

Per qualcuno può sembrare un caso anche ci siamo trovati a Roccamena, a cercare di fare una sorpresa a Marco, proprio nel giorno in cui è venuta a mancare Asietta. Io, invece, voglio credere che qualcuno o qualcosa ci abbiamo mandati lì esattamente quando aveva bisogno di trovare visi familiari, quando aveva bisogno di qualcuno che facesse un bordello pazzesco, che “disturbasse la quiete pubblica”. È stato bello vedere il suo sorriso, nel trovarci sotto il palco. Bello perché un sorriso sincero, mai finto o forzato. È stato divertente vederlo posizionarsi esattamente al limite del palco, quando abbiamo iniziato a lanciarci i coriandoli, come se volesse farne parte anche lui. Assolutamente esilarante vederlo tirarsi la maglietta bianca per farsi colpire dai Policolor.

Marta Porru Photographer
È stato emozionante vederlo venire verso di noi di proposito, per farci cantare un pezzetto de La forza mia in sardo, con tanto orgoglio negli occhi. È stato incredibile sentirlo dedicare a tutta la sua terra No Potho Reposare, anche se lontano da casa, con le mani mie, di Daniela, di Marta e di Gino strette forti in un unico abbraccio. Ed è stato assolutamente pazzesco vederlo girarsi dalla band per chiedergli di improvvisare Destinazione paradiso. Pazzesco perché quella canzone è mia e di Marta e l’abbiamo cantata strette strette fino all’ultima nota, sentendone ogni parola, gridandone alcune più forti di altre.

Ma una delle cose che mi rimarranno sempre più impressa, è il calore che ha riservato a Marco quel piccolo paese. Quello di Roccamena resterà, per me, il miglior pubblico di questo tour, a pari merito forse solo con quello di Pula. Ho visto persone che erano arrivate dicendo “no a me non piace, sto solo accompagnando” finire il concerto sudati da quanto avevano saltato e ballato. Ho visto adulti e meno adulti cantare ogni parola di ogni canzone a squarciagola. Ho visto gente tirare fuori i telefoni e accendere le torce nell’esatto momento in cui Marco lo ha chiesto. Ho visto persone partecipare alla nostra piccola scenografia entusiaste, senza preoccuparsi neanche un secondo degli abiti sporchi di colori. Ho visto un pubblico vivo e partecipe. Ho sentito un “se non canti l’ultima, noi non ce ne andiamo” tra Senza rumore e il bis che mi ha fatto sorridere immensamente, perché non veniva dalle prime file dei fan accaniti, ma dalle retrovie, da chi forse era lì per caso ma poi è rimasto fino alla fine per scelta.

Roccamena me lo porto nel cuore per tanti motivi. E nonostante le cose spiacevoli, parlando con Marta oggi ho realizzato quanto in realtà siano poi quelle positive a prevalere. Perché abbiamo cantato e saltato consapevoli che con tutta probabilità sarebbe stata la nostra ultima data, e ce la siamo goduta fino in fondo. Perché abbiamo visto piccoli grandi spiragli di felicità negli occhi di Marco, che ad oggi fanno la differenza. Perché so che finchè lo vedremo così felice, non smetteremo mai, mai, mai di fare ciò che facciamo. Di costruire carnevali e ambaradam, di cantare a squarciagola anche se strilliamo come campane (non sempre, ma capita!), di saltare e rischiare di schiacciare i piedi degli altri.

Marta Porru Photographer
Mi sento molto fortunata. Sia per aver intrapreso questo viaggio, sia per averlo fatto con queste persone. Mi sento, inoltre, molto fortunata perché anche le persone che sono rimaste a casa, ce le siamo portate nel cuore e le abbiamo sentite davvero vicinissime. E questo è, credo, ciò che ci distinguerà sempre dagli altri. La capacità di vivere queste avventure con serenità e gioia, la voglia di condividerle con le persone che ci stanno a cuore. Il tutto senza invidie né dispetti, ma sempre, sempre, sempre mettendoci l’anima.

Perché quello che ho imparato, in questi 10 anni, è che ogni cosa che ho e abbiamo fatto con il cuore, sentendola davvero, ci ha reso sempre maledettamente felici. E questo ha fatto sì che mai, neanche una volta in 10 anni, abbia fatto qualcosa perché sentivo di doverla fare, ma solo ed unicamente perché la sentivo e basta.

Non sono mai andata ad un concerto di Marco per far numero o perché “dovevo” esserci. La verità è che la maggior parte delle volte l’ho fatto per puro egoismo, perché ero io ad averne bisogno. Per questo, quando Marco presentando Il segno che ho di te ha detto “io in realtà non faccio niente, canto e basta”, avrei voluto dirgli che in realtà fa e ha sempre fatto molto più di questo. Avrei voluto dirgli che è, da sempre, l’unico artista in cui trovo sempre un po’ di forza.

Ed è stato così anche questa volta. Ho deciso di andare in Sicilia perché sapevo che ne avrei avuto bisogno. Perché sapevo che dopo Ussana non sarei stata ancora pronta a salutare questo tour (e comunque se pensate che lo sia adesso, vi sbagliate di grosso). Perché sapevo che avrei avuto bisogno di un altro pezzo di questo nostro mondo prima di tornare a Milano per un altro lungo inverno.

Ma l’ho fatto anche perché, fin dall’inizio del tour, ho sentito la voglia e la necessità di viverlo appieno, il più intensamente possibile. E oggi credo che questo derivi dalla mia ansia/paura per il futuro. Per dove mi porteranno tutte le cose che sto facendo. E allora, anche questa volta, sono venuta da te a cercare le risposte di cui avevo bisogno. E l’ho fatto anche perché le responsabilità di cui necessariamente dovrò farmi carico a breve mi spaventano. Mi spaventa non trovare più il tempo per tornare a casa. Mi spaventa alienarmi totalmente in una vita completamente diversa da quella che ho sempre vissuto. Forse scioccamente, mi spaventa anche la consapevolezza che presto, una volta finito di studiare e iniziato a lavorare, forse non avrò più modo per esserci come ho fatto fino ad ora, per fare follie e prenotare aerei improvvisamente per seguirti. E forse per questo già ti chiedo un po’ scusa. Ma ti prometto che, indipendentemente da dove mi porterà la vita, indipendentemente da quale casino starò affrontando, smuoverò sempre mari e monti per esserci, se non fisicamente sempre e comunque con tutto il cuore che ho.

Grazie. Prima di tutto ai miei compagni di viaggio. Per avermi confermato, ancora una volta, che non avrei mai mai mai potuto desiderare nessuno di diverso da voi per vivere questo pezzo di vita.
A Martina, per i sorrisi in videochiamata post-concerto, per la nostra felicità che diventa anche sua perché è semplicemente fatta così. Non vedo l’ora di averti lì sotto con noi.
A Valentina e Giorgia. Voi sapete perché.
A Katia. Per aver confermato e rafforzato ogni impressione positiva che avevo di lei.
A CartaVincente e tutti coloro che sono stati felici della nostra felicità.
A te, per avermi regalato una delle serate più belle di sempre. Per averci regalato un tour infinitamente bello e ricco e pieno, che non dimenticheremo mai.
Per averci regalato, ancora una volta, te.
Buona fortuna per la tua nuova sfida, anche se so che non ne hai bisogno. Non esistono parole al mondo per esprimere quanto sia orgogliosa di te.
Penso sempre che un giorno non avrò più niente da dire o da scrivere o da sentire, alla fine di un concerto. Ma poi quel giorno non arriva mai. Grazie anche per questo. Per farmi scoprire, sempre, piccoli nuovi pezzi di me.

Giulia.